Valori aziendali, welfare e pragmatismo: gli imprenditori continuano a fare il bene dell’impresa, nonostante tutto
Gli imprenditori investono, innovano, creano posti di lavoro. È sempre stato così, ma è fuori di dubbio che il mestiere si stia facendo “usurante”.
A partire da tale premessa, il Centro CIVIS – Cultura, Innovazione e Valori Imprenditoriali per lo Sviluppo della LIUC – Università Cattaneo ha realizzato una ricerca focalizzata su due grandi domande: come sta evolvendo il ruolo dell’imprenditore? Quali sono le scelte e le azioni che le imprese a governance imprenditoriale stanno portando avanti per rispondere alle sfide ambientali?
L’indagine ha riguardato imprese
di piccole e medie dimensioni, operanti in settori rappresentativi del
tessuto industriale del territorio. É stata svolta attraverso interviste
e visite aziendali su un campione costituito da 15 imprese
manifatturiere con almeno 30 anni di storia; un fatturato 2024 dai 5 ai 232 milioni di euro e un organico da 25 a 1.500 addetti.
Tra i principali risultati di ricerca si segnalano:
- La statura e la forza dei valori aziendali. L’azienda è un bene privato di interesse pubblico. Di conseguenza, quello che realmente conta è il bene dell’impresa.
- La strategia conta e ci si lavora a livello di processo e di contenuto. Slogan alla “small is beautiful” o “big is better” non sono utili alla causa.
- I processi di innovazione esistono. Vengono gestiti con sano pragmatismo, nonostante il peso devastante della burocrazia. Si lavora anche su contenuti come l’economia circolare e la digitalizzazione, non facilmente aggredibili per le aziende più piccole.
- Le politiche di welfare partono da lontano nel tempo e si vanno arricchendo di nuove progettualità, disegnate sulle esigenze della singola azienda.
- Il territorio continua a contare: mette a disposizione risorse e competenze; genera relazioni e sinergie. Ma l’ecosistema presenta tante criticità, i vincoli all’azione imprenditoriale sono vieppiù ingombranti, gli spazi di miglioramento sono enormi e coinvolgono una pluralità di attori.
“Quanto a hic Rhodus, hic salta - dichiara Federico Visconti, direttore di CIVIS - gli imprenditori non si sono mai tirati indietro, né lo stanno facendo di questi tempi, in cui tergiversare non si può e stare fermi significa uscire dai giochi. Ma è indubbio che la responsabilità individuale risulti sempre più sollecitata e che la tentazione di gettare la spugna aleggi qua e là. Serve dunque una mobilitazione generale che crei i presupposti affinché gli imprenditori possano fare il loro mestiere. E farlo bene. L’impresa e l’agire imprenditoriale devono essere legittimati, protetti, curati con la massima attenzione. Modelli socio-economici alternativi? Personalmente non ne ho mai visti e non ne vedo. Spero di sbagliarmi”.
Lo studio è confluito nel libro “Gli imprenditori e il bene dell’impresa – Un legame indissolubile”, pubblicato da Luca Antonelli, Mario Fontanella Pisa e Federico Visconti per GueriniNEXT, con prefazione di Michele Mancino, cofondatore e vicedirettore di Varesenews e postazione di Giorgio Invernizzi, senior professor del Dipartimento di Management e tecnologia dell’Università Bocconi.
Se ne è parlato lunedì 15 giugno 2026 alla LIUC nel corso dell’evento promosso da CIVIS, in collaborazione con ISVI – Istituto per i Valori d’Impresa, che ha coinvolto gli autori e insieme a imprenditori, manager e accademici.
Dedicato allo studio e alla disseminazione della cultura d’impresa e dei processi di innovazione imprenditoriale, CIVIS è un Centro di ricerca istituzionale della LIUC finanziato dallaFondazione Villoresi Poggi.


