giovedì 18 luglio 2019

Conceria Sicerp e Tacchificio Villa Cortese: a Castano e Villa Cortese due aziende che innovano restando artigiane



Primo produttore di calzature nell’Unione Europea e undicesimo per numero di paia nel mondo, l’Italia è un riferimento per il settore calzaturiero e molte delle sue imprese sono di natura familiare. A loro è dedicato l’ultimo libro della collana Università Cattaneo Libri di Guerini Next, “L’impresa calzaturiera di famiglia. Storie di una generazione che innova”, curato da Valentina Lazzarotti (professore associato della Scuola di Ingegneria Industriale) e Federico Visconti (Rettore della LIUC – Università Cattaneo). In linea con il precedente volume dedicato alle imprese familiari (“Family Up – Il giovane imprenditore tra continuità e cambiamento”), il libro è un viaggio attraverso 11 casi di eccellenza del settore. PMI collocate in varie zone d’Italia (le Marche la fanno da padrone, ma non mancano aziende lombarde, venete, campane, toscane), che coprono tutti le fasi della filiera, dal formificio alla conceria, dai produttori di suole a quelli di tacchi.

Tra le imprese raccontate nel libro anche due casi dell’Altomilanese, ossia la Conceria Sicerp di Castano Primo e il Tacchificio Villa Cortese.


La prima nel 2019 ha avviato un processo di grande cambiamento, anche tramite la partnership tra i titolari, la famiglia Tirloni, e una società internazionale che opera nel settore degli investimenti professionali azionari. Un’impresa, la Sicerp, che negli anni ha fortemente modificato la propria produzione, spaziando dalla sola pelle di capretto al camoscio di capretto e alla pelle d’agnello. Con il passaggio generazionale dal Cavaliere del Lavoro Enrico ai figli Roberto e Simone (uno entrato direttamente in azienda e l’altro messo a capo di una società commerciale parallela alla Sicerp ma autonoma), è stata avviata anche un’opera di innovazione che ha riguardato ad esempio la fase di creazione delle collezioni e la costituzione di un vero e proprio Ufficio Ricerca & Sviluppo. Principale innovazione è quella della pelle in 3D, davvero sorprendente e pionieristica nel mercato.

Passato dai tacchi di legno a quelli di plastica, il Tacchificio Villa Cortese, che ha alle spalle una storia lunga più di cinque lustri, negli ultimi anni ha incrementato il fatturato di circa il 35% e oggi vede la convivenza della seconda generazione con i fratelli Maurizio, Fausto e Donata Gazzardi e della terza con Eric e Chiara Gazzardi (figli di Maurizio), Alessandro e Silvia Paganini (figli di Donata), quest’ultima Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Alto Milanese. Elevata l’attenzione verso le tematiche ambientali, con un impianto geotermico e uno fotovoltaico in funzione, che soddisfano circa il 70% del fabbisogno energetico dell’impresa. Il Tacchificio ha avviato anche un rinnovamento dell’immagine e un cambio nello stile di leadership con il coinvolgimento sempre più responsabilizzato dei dipendenti-collaboratori, dopo la ristrutturazione della sede principale a Villa Cortese, nella ferma convinzione che sia l’intangibile il fattore cruciale. Un cambiamento rafforzato anche da una nuova collaborazione con il MUSAM – Lab dell’IMT School for Advanced Studies di Lucca, un centro di ricerca per l’alta formazione e all’avanguardia nello studio di materiali e tecnologie innovative. Più in generale, l’azienda ha aderito ai paradigmi dell’open innovation e ha avviato un percorso verso la trasformazione digitale dei processi aziendali con l’adesione al Piano Nazionale Impresa 4.0 (2017 – 20).
“Il volume – spiega Valentina Lazzarotti – nasce da un’iniziativa dell’associazione di categoria, Assocalzaturifici, che con questo studio ha voluto mettere in luce le eccellenze del comparto, analizzandone dinamiche e strategie. Da una parte c’è il tentativo di fronteggiare la crisi contenendo i costi anche attraverso l’automazione dei processi, dall’altra la necessità di “restare artigiani”, per garantire il bello del design italiano che rende queste aziende partner insostituibili per le grandi griffe di moda. In questo contesto, si inseriscono le dinamiche tipiche delle imprese familiari”. 

A questo proposito, a guidare le scelte di innovazione dei giovani imprenditori, rispetto ai loro predecessori, ci sono cinque classi di obiettivi che la letteratura specialistica indica come tipici delle imprese familiari: controllo e influenza familiare sull’impresa, identificazione e senso di appartenenza, attenzione alla creazione di legami duraturi con i diversi stakeholder, attaccamento emozionale fra i membri della famiglia, desiderio di conservazione della dinastia familiare.

Questi obiettivi assumono una connotazione particolare nei giovani intervistati e sono in grado di attivare alcune determinanti di innovazione (in termini di allocazione delle risorse, strutture e sistemi, apprendimento organizzativo), a loro volta generatrici di dimensioni di innovazione, osservabili come cambiamenti nel modo in cui l’innovazione stessa è organizzata o nei risultati che essa produce (nuovi prodotti, nuovi business model, nuovi processi produttivi, ecc.).

“Oltre alle scelte di gestione dell’innovazione e ai suoi risultati, dai casi analizzati – continua Valentina Lazzarotti – emergono altri numerosi aspetti, come l’internazionalizzazione di queste imprese, il coinvolgimento di soggetti esterni alla famiglia, il ruolo delle donne ai vertici.

Oltre a Conceria Sicerp e Tacchificio Villa Cortese, le altre imprese che si sono raccontate nel volume sono Formificio STF, Suolificio Mannini Romano, Vittorio Virgili, Calzaturificio Gardenia, Missouri, Moda Di Fausto, Calzaturificio Brunate, Tedeschi Calzature, Loriblu.

“Sembra prender forma – spiega il Rettore Federico Visconti nelle conclusioni del volume – una ‘via calzaturiera all’innovazione’, i cui ingredienti fondamentali sono da ricercarsi nelle modalità con cui vengono attivate le determinanti dei processi innovativi, nell’apertura sistematica al contributo di attori terzi, nella tensione a collegare le azioni intraprese ai risultati conseguiti, nel perseguimento di un nuovo punto di equilibrio tra interessi della famiglia proprietaria e obiettivi di sviluppo dell’impresa”.

“Il nostro settore non ha mai smesso di fronteggiare cambiamenti complessi, ma forse oggi si trova a guardare a una delle sfide più grandi: il cambio di paradigma verso logiche aziendali che non dimenticano l’origine familiare, ma si orientano ad evolvere verso forme manageriali, aperte a collaborazioni esterne e attente all’evoluzione del mercato – osserva Annarita Pilotti, Presidente di Assocalzaturifici – Per questo, l’incoraggiante fotografia del nostro settore offerta da questo volume può sollecitare le aziende al cambiamento e offrire alcune strategie su cui riflettere”.

Lo sviluppo di conoscenze nell’ambito delle imprese familiari sta alimentando alla LIUC anche un nuovo percorso formativo, dal titolo Family Business Management, inserito nella laurea triennale di Economia Aziendale, con insegnamenti specifici offerti in lingua inglese.

mercoledì 17 luglio 2019

Il potenziale di consumo nei territori e le prospettive di sviluppo in Lombardia

Qual è il potenziale di sviluppo commerciale ed economico dei Comuni Lombardi? Quali sono i fattori che spingono la domanda nei nostri territori?
Sono alcuni degli interrogativi a cui risponde l’analisi condotta dal Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori della LIUC Business School con il supporto di UBI Banca che verrà presentata martedì 23 luglio 2019 (alle ore 17) nell’Auditorium LIUC.
Questo lavoro di ricerca misura il potenziale di consumo, inteso come volume di spesa che ciascuno dei 1.531 Comuni lombardi è in grado di attivare. Ciò permette di comprendere il livello di benessere del territorio, la sua capacità di attirare spesa dall’esterno e, quindi, le prospettive di sviluppo commerciale, produttivo ed economico che lo connotano.

Risulta di fondamentale importanza intercettare, descrivere e comprendere le dinamiche dei consumi al fine di valutare le prospettive di sviluppo dei territori e del loro tessuto industriale.
Territori caratterizzati da maggiori livelli di spesa per beni di consumo tendono a mostrare migliori dinamiche di sviluppo produttivo e occupazionale.
Non solo, capire quali siano le determinanti alla base di questo fenomeno rappresenta una fonte preziosa di informazioni per i responsabili delle politiche locali, individuando quali siano le leve da azionare per stimolare lo sviluppo della domanda a livello comunale.

Ma come si fa a misurare questo fenomeno?
“In primo luogo le dinamiche di consumo sul territorio sono guidate da tre macro-componenti - spiega Massimiliano Serati, direttore della Divisione Ricerca Applicata e Advisory della LIUC Business School e del Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei SettoriUna componente “residenziale” legata al livello di benessere degli abitanti, alle loro caratteristiche anagrafiche e al livello di istruzione; una componente di domanda “pendolare”, determinata da numero e potere di spesa dei lavoratori provenienti da altri Comuni; infine una componente “turistica”, che si lega all’attrattività del territorio e all’offerta di servizi di ricettività presenti.” 

Considerando tutti questi fattori è stato possibile profilare i pattern di consumo locale, intercettando le aree caratterizzate da maggiori flussi di spesa e individuando i fattori che contribuiscono a incoraggiare i consumi.

Cosa emerge dall’analisi?
“Eccezion fatta per Milano, il potenziale di consumo è distribuito omogeneamente tra le province lombarde”, dichiara Andrea Venegoni, ricercatore del Centro sullo sviluppo dei territori e dei settori. “A livello micro-territoriale si rilevano visibili fenomeni di concentrazione nei Comuni di maggior dimensione e uno stacco netto tra città e periferie, ossia i centri abitati di provincia o poco popolati. Attrattività turistica e di impresa, redditi e livello culturale del territorio giocano un ruolo centrale nell’influenzare questa dinamica”.
Infatti, l’indicatore misurato presenta valori elevati nelle località turistiche dove, più che delle abitudini di spesa della comunità residente, si deve tener conto del contributo dei visitatori occasionali. Non sorprende, perciò, che tra i fattori che stimolano la dinamica dei consumi sul territorio, accanto a patrimoni e cultura, si trovino la ricettività turistica e il grado di accessibilità del territorio.

Di estrema importanza anche le determinanti dei flussi pendolari. I lavoratori, spendendo gran parte del loro tempo nel luogo di lavoro, concentrano lì anche parte dei loro consumi contribuendo ad alimentare i volumi di spesa. Beneficiano quindi di questo fenomeno le città e le aree che mostrano maggior capacità di generare e attrarre attività di impresa.
Ulteriori elementi come il livello culturale e la “piramide demografica” dei residenti, intesa come composizione della popolazione per fasce d’età, sono fattori che, assieme alla dotazione patrimoniale e ai livelli reddituali, risultano determinanti nel caratterizzare i consumi.
Infine, la localizzazione dei centri commerciali “periferici” costituisce un forte elemento di caratterizzazione dei volumi di spesa sul territorio. Non solo, determina anche fenomeni di mobilità e congestione della rete viaria territoriale la cui individuazione è di importanza strategica per gli amministratori locali.



PROGRAMMA

17.00 Registrazione

17.15  Saluti
           Riccardo Comerio
           Presidente LIUC – Università Cattaneo
           Luca Gotti
           Responsabile Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest- UBI >< Banca

17.40 Il potenziale di consumo nei territori e le prospettive di sviluppo in Lombardia
          Massimiliano Serati
          Direttore Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori - LIUC Business School
          Andrea Venegoni
          Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori LIUC Business

18.50 Q&A

martedì 16 luglio 2019

Da capo a business coach, per gestire il lavoro che cambia

Il mondo del lavoro richiede sempre più flessibilità e la diffusione di nuove modalità organizzative e di valorizzazione delle persone. In questa direzione si inserisce anche lo smartworking quale leva per favorire la conciliazione tra lavoro e vita privata.
Ciò implica una maggiore attitudine del “capo” a delegare ed a impostare in modo diverso il rapporto con i collaboratori, arricchendosi di competenze e nuovi tools  per essere un business coach.

Da questa esigenza nasce il nuovo Executive Master Business Coaching for Change della LIUC Business School, in partnership con PRAXI, società leader nella consulenza in ambito organizzativo, al via nel mese di aprile 2020 in formula part – time.

“Le nostre aziende – spiega il Direttore del Master, Lorenza Angelininon hanno bisogno di capi autoritari e coercitivi, ma di leader che ispirano, che hanno fiducia in se stessi per poterla riporre anche nei propri collaboratori. Questi ultimi, infatti, non devono tanto essere guidati quanto motivati. Qui entra in gioco la nostra proposta formativa, che vuole colmare un gap ancora molto presente nei manager”.

“Le Imprese 4.0 ed i loro manager – integra il Co-direttore Cristina Andreoletti, Partner PRAXI – necessitano di incrementare la capacità di comprendere, potenziare ed apprezzare l’unicità delle persone quali risorsa per l’azienda. Se le persone si percepiscono apprezzate e si sentono realizzate, sono favorite nell’apprendere e ci saranno maggior creatività, innovazione, collaborazione, scambio di know-how, fiducia, tutti aspetti indispensabili per raggiungere risultati di business sfidanti. Partecipando al Master Business Coaching for Change si intende proprio accompagnare i manager in questo processo di trasformazione ed evoluzione culturale”. 

Destinatari del corso sono responsabili delle risorse umane, responsabili funzionali, imprenditori e liberi professionisti.
Il percorso prevede una prima fase di assessment per definire un piano personalizzato di sviluppo per ciascun partecipante, a partire dal proprio stile di leadership.
Durante l’Executive Master verranno apprese tutte le competenze determinanti nel percorso di “trasformazione” da capo a business coach, anche attraverso il coaching lab dove poter sperimentare e simulare sessioni di coaching affiancati da un coach professionista.
Nella parte finale del percorso si ha l’opportunità di frequentare un modulo elective presso la IESEG School of Management di Parigi.
E’ previsto, inoltre, un project work conclusivo da realizzare all’interno della propria azienda, o in una tesi teorica, affiancati da un Tutor.

“Il Master – continua Lorenza Angelini – si inserisce nell’attività del Centro sul Cambiamento, la Leadership e il People Management della LIUC Business School, che negli ultimi anni ha diffuso importanti attività di ricerca sulla valutazione del livello di engagement dei collaboratori e sulla misurazione del Net Management Promoter Score, l’indicatore della qualità del management che misura quanto i collaboratori sono disposti a consigliare il proprio capo e per quali comportamenti”. 

Con la partecipazione al Master, qualificato CEPAS (Organismo di Certificazione delle Professionalità e della Formazione), si ha anche la possibilità di accedere al processo di certificazione per diventare Coach Professionista.

E’ previsto uno sconto pari al 10% per chi si iscrive entro il 29 novembre 2019 e un’ulteriore riduzione del 10% dal secondo partecipante della stessa azienda.

Per informazioni:
http://www.liucbs.it/master-universitari/executive-master-in-business-coaching-for-change-bcoach/

Dei temi del business coaching si parlerà il prossimo mercoledì 16 ottobre dalle 18.00 alla LIUC – Università Cattaneo in un incontro con top manager e imprenditori.

venerdì 12 luglio 2019

Ricerca di base, un investimento con ritorno positivo per il Paese


L’impatto delle Big Science sulle imprese e la società. Se ne è parlato alla LIUC – Università Cattaneo, venerdì 28 giugno 2019, nel corso di una tavola rotonda durante la quale sono state condivise le attività di ricerca condotte sul tema.

Con il coordinamento della professoressa Raffaella Manzini, Prorettore alla Ricerca della LIUC, l'incontro è stato un'occasione per condividere gli studi condotti da ciascuno dei partecipanti e per identificare obiettivi comuni per un possibile cammino di ricerca futuro.
In particolare, sono state presentate le attività svolte sulla valutazione dell’impatto delle Big Sciences nei casi dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) con il progetto ITER sulla fusione nucleare, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dell’Organizzazione europea per la ricerca nucleare (CERN), con gli esperimenti dell'LHC, della Scuola di Studi Superiori del Sant’Anna di Pisa e del Gran Sasso Science Institute.

Ad oggi, la LIUC, in collaborazione con l’INFN, ha verificato come la ricerca di base sia in grado, grazie all'attività di procurement, di generare impatti positivi sulle aziende fornitrici. In particolare, attraverso un'indagine sia quantitativa che qualitativa, è emerso che l'attività di collaborazione con i ricercatori dell'INFN ha favorito il trasferimento di conoscenze tecniche, la generazione di impatto reputazionale e di immagine, nonché l'acquisizione di nuovi clienti e l'ingresso in nuovi mercati.

In collaborazione con l’ENEA, la LIUC ha dimostrato che le aziende italiane che partecipano al progetto ITER hanno un notevole beneficio economico, di apprendimento e di mercato e generano un impatto sociale positivo sul territorio. Questo si realizza anche e soprattutto grazie ai network creati dalle aziende vincitrici dei contratti ITER. Ad esempio, l’azienda Walter Tosto di Chieti, per completare le commesse ITER, ha coinvolto nel suo network altri attori quali subfornitori e università, assicurando così ai propri dipendenti migliori prospettive future, garantendo la “sopravvivenza” delle piccole aziende del network, formando studenti e nuovo personale nell’ambito della fusione nucleare, generando infine un notevole indotto sul suo territorio.

Il gruppo della Statale di Milano, guidato dal professor Florio e dal dottor Castelnovo, ha evidenziato i benefici generati per le aziende fornitrici del CERN. Mediante analisi quantitative costi-benefici è emerso come gli impatti positivi (benefici) siano maggiori degli impatti negativi (costi). Di particolare rilievo è stato il tema di studio sulla percezione delle Big Science sia da parte del capitale umano impiegato al CERN, che ha reputato di elevato valore le esperienze lavorative al CERN, sia da parte dei suoi finanziatori, ossia i cittadini comuni francesi, che sarebbero disposti a pagare per le Big Science, in termini di tasse, più di quanto attualmente richiesto dal governo.

Anche il gruppo della Sant’Anna di Pisa, guidato dal professor Piccaluga con gli studi sul trasferimento tecnologico, e della professoressa Faggian del Gran Sasso Science Institute (GSSI) con gli studi sulla ricostruzione de L’Aquila, hanno fatto emergere la rilevanza degli investimenti in ricerca pubblica.

Alla luce di questi risultati, durante la tavola rotonda è emerso come sia necessario far crescere, a livello nazionale, la cultura e la consapevolezza che l’investimento in ricerca di base genera un ritorno positivo per il paese. Tale consapevolezza può crescere solo se vi è una “massa critica” nella divulgazione degli impatti generati dalle Big Science. In questo contesto, da una parte i fisici devono essere più consapevoli dell’impatto che sono in grado di generare sulle aziende e dall’altra sono necessari dei nuovi modelli organizzativi che sappiano supportare i ricercatori e i manager degli enti pubblici di ricerca nel valorizzare le loro attività di trasferimento tecnologico. Occorre inoltre che la classe politica e Anvur siano coinvolti e resi partecipi dei risultati e degli impatti dei progetti di Big Science, così come i cittadini, ossia i contribuenti, che devono essere informati sui progetti di Big Science e sul loro valore.

martedì 9 luglio 2019

Gestione della domanda, delle scorte e della distribuzione: come portare efficienza nei processi di pianificazione aziendale

Un percorso di 5 giornate dedicato ai temi della previsione delle vendite, gestione e controllo delle scorte, pianificazione collaborativa e sincronizzazione dei processi logistici e produttivi prenderà il via il prossimo 2 ottobre 2019 alla LIUC Business School di Castellanza.

Dopo una prima edizione che ha visto oltre 50 partecipanti da tutta Italia, il Centro di ricerca sulla Logistica e il Supply Chain Management ripropone, per il prossimo autunno, il corso “Demand, Inventory & Supply Planning” che rappresenta un’occasione unica per comprendere le aree di miglioramento nei processi di pianificazione integrata e confrontarsi con le best practice accademiche e aziendali.

Il corso, articolato in 3 moduli base e 2 moduli opzionali, nasce dalla ventennale esperienza di docenti e ricercatori della LIUC Business School e si rivolge ai responsabili della supply chain e delle operations, desiderosi di conoscere le metodologie più innovative sui temi di pianificazione.
Sarà, inoltre, un momento di confronto grazie alla partecipazione di esperti e autorevoli testimoni di primarie aziende come Barilla, Coca-Cola, Lactalis, Porini, Whirlpool e Tecniplast, i quali racconteranno in aula le proprie esperienze.

Al termine del percorso formativo i partecipanti avranno acquisito le principali competenze per migliorare la pianificazione della propria supply chain e avranno appreso dalle aziende best-in-class la roadmap evolutiva per gestire al meglio tutti i processi sottesi al Sales & Operations Planning.

“L’esperienza decennale del nostro centro di ricerca che lavora da sempre al fianco delle aziende sui temi di planning ci ha suggerito di sistematizzare le metodologie, le logiche di gestione e i casi di successo in questo percorso di formazione, unico nel suo genere nel panorama nazionale”, dichiara Fabrizio Dallari, Direttore del Centro sulla Logistica e il Supply Chain Management della LIUC Business School.

Per informazioni e chiarimenti: Eleonora Ferrari eferrari@liucbs.it; 0331 572.374 
 http://www.liucbs.it/alta-formazione-manageriale/

lunedì 8 luglio 2019

Classifica Censis delle Università italiane: la LIUC conferma una posizione di rilievo


La LIUC – Università Cattaneo mantiene salda la posizione e conferma il suo secondo posto tra le Università non statali di piccole dimensioni (fino a 5.000 iscritti), secondo la classifica Censis delle Università italiane (edizione 2019 – 2020) appena diffusa.

La fotografia dello stato di salute degli atenei italiani da parte dell’Istituto di ricerche socio economiche riporta, dunque, uno scatto favorevole alla LIUC che, anche in questa edizione, ottiene il punteggio massimo per le strutture offerte agli studenti e migliora notevolmente la propria performance alla voce internazionalizzazione (passando da 94 a 100 punti).

Degni di nota, inoltre, i risultati della didattica LIUC nel confronto tra tutti gli atenei non statali, indipendentemente dalle dimensioni.
I corsi di laurea di Economia triennale e magistrale sono secondi soltanto all’Università Bocconi nel punteggio complessivo (che riassume la progressione di carriera, ossia la regolarità negli studi degli iscritti e i rapporti internazionali cioè il numero degli studenti in uscita e delle università ospitanti e gli studenti stranieri iscritti), mentre Ingegneria risulta al primo posto.

Conferme positive, insomma, per l’Università Cattaneo che mette lo studente al centro delle proprie politiche, crede nel valore delle borse di studio e dei premi di merito e continua a interrogarsi sull’innovazione della didattica compiendo passi necessari in tal senso. Mantenendo alta la barra della mobilità internazionale.

Per maggiori info: www.censis.it 



mercoledì 3 luglio 2019

Premio di merito in memoria di Sabrina Manganaro e il mondo si migliora

“Come è meraviglioso che non vi sia nessun bisogno di aspettare un singolo attimo prima di iniziare a migliorare il mondo”: la responsabile del Diritto allo Studio della LIUC – Università Cattaneo Sabrina Belli cita Anna Frank per il premio di merito in memoria di Sabrina Manganaro assegnato ieri, 2 luglio 2019, a Luisa Salustri, studentessa fuori sede che viene da Perugia, al 4° anno di Giurisprudenza.

Un riconoscimento importante e sentito per ricordare la giovane e brillante studentessa laureatasi con il massimo dei voti in Giurisprudenza quattro anni fa, tragicamente scomparsa durante una competizione equestre. A una ragazza dello stesso percorso di laurea, già da tre anni, i genitori di Sabrina hanno deciso di devolvere il premio di 1.500 euro per sostenerne il cammino, senza aspettare un attimo.
Quest’anno è Luisa Salustri la beneficiaria che “si è distinta per il notevole impegno e la serietà”, come ricordato dal professor Alberto Malatesta, Direttore della Scuola di Diritto della LIUC
“Fortunatamente, sin dal primo anno, la LIUC mi ha permesso di ricevere delle borse di studio, ma questo premio di merito ha una valenza diversa, mi rende onorata e orgogliosa di averlo potuto ricevere”, ha premesso Luisa, visibilmente commossa ed emozionata. “Soltanto l’impegno e la determinazione permettono di avere grandi soddisfazioni che ripagano ogni secondo di debolezza”.
A 18 anni all’interno di un ambiente universitario del tutto nuovo e lontano da casa: “Temevo di non essere in grado - ammette Luisa - poi, però, con il passare degli anni e delle esperienze, ho compreso che questi cambiamenti mi hanno fatto solo bene, mi hanno reso più flessibile e capace di vivere ciò che mi circonda”. Dall’Erasmus in Scozia dice di essere tornata “più viva che mai, una delle esperienze che mi ha reso più felice” ed ora la giovane studentessa è pronta a guardare avanti. “Mi ritengo molto fortunata perché, pur iniziando il percorso universitario ad occhi chiusi, mi sono ritrovata a studiare una cosa che davvero amo, che mi stimola e che mi consente di avere un’immensa voglia dentro di correre per il mio futuro. Tutto ciò, però, sempre ricordando a me stessa ciascun tassello che mi ha consentito di raggiungere ogni minimo obiettivo, sempre guardando indietro a cosa e a chi mi ha permesso di essere ciò che sono”.

I ringraziamenti alla famiglia Manganaro anche da parte del Rettore della LIUC Federico Visconti per la generosità di un gesto che ha in sé il senso della concretezza, vero e proprio investimento sul futuro.