martedì 12 maggio 2015

Presentato il nuovo rapporto PEM®: nel 2014 realizzati in italia 89 investimenti

Castellanza, 12 maggio 2015 – 89 operazioni su aziende con fatturato medio pari a circa 54 milioni di Euro, 195 dipendenti e per lo più concentrate nel comparto manifatturiero. È questa la fotografia del private equity italiano nel 2014 scattata dall’Osservatorio Private Equity Monitor – PEM® della LIUC – Università Cattaneo, che da oltre un decennio effettua un monitoraggio costante dell’attività di investimento in capitale di rischio, escludendo start up, operazioni di reinvestimento in aziende già in portafoglio (follow on) e deals realizzati da investitori pubblici. Wise SGR è risultato il principale operatore attivo, chiudendo 4 operazioni (tra cui due add-on), seguito da 21 Investimenti, Ardian, Fondo Italiano di Investimento, IMI Fondi Chiusi SGR, Xenon Private Equity ed Italglobal Partners, ciascuno con 3 investimenti all’attivo. Insieme, questi operatori costituiscono poco meno di un quarto del settore. Nel dettaglio, a livello di concentrazione del mercato, nel corso dell’anno 20 operatori hanno realizzato il 50% dell’intera attività d’investimento. Il mercato risulta, quindi, sempre piuttosto concentrato, seppur in misura leggermente inferiore rispetto al 2013, anno in cui circa la metà delle operazioni era rappresentata da 17 operatori.

I buy out si confermano leader 
Dal punto di vista delle principali evidenze, nel 2014 il mercato conferma la tendenza già registrata nel 2013 (dopo la parentesi dell’anno precedente), con una netta prevalenza delle operazioni di Buy out, che si attestano al 57% delle preferenze, solo in leggera flessione rispetto all’anno precedente (60%). Le operazioni di Expansion confermano la propria quota, con un 35% di frequenza perfettamente in linea con il 2013. Il residuo 8% del mercato è costituito dai Turnaround, che finalmente si ritagliano un ruolo di maggiore significatività (7%) rispetto al passato, e dai Replacement (1%, in diminuzione rispetto al 3% del 2013).
Anche se molto probabilmente con modalità differenti rispetto a quanto avvenuto in passato, questo dato conferma come gli operatori continuino ad indirizzare l’attenzione verso operazioni in cui l’acquisizione della maggioranza consenta sia una massimizzazione dei rendimenti, sia un approccio in linea con le professionalità maturate nel tempo, pur in presenza di una leva finanziaria ormai da qualche anno sempre più contenuta.
Sempre con riferimento alla tipologia di deals realizzati, sono stati registrati 8 add-on, in calo rispetto al dato del 2013 (12 operazioni, 18% del mercato), ma a conferma di un ruolo ormai consolidato assunto da tale categoria di operazioni.

Le imprese familiari le più ricercate
In termini di deal origination, non emergono particolari inversioni di tendenza rispetto all’ultimo biennio. Le imprese familiari, pur registrando un calo (47% nel 2014, rispetto al 57% nel 2013), continuano a rappresentare buona parte delle opportunità di investimento. Aumentano rispetto all’anno precedente le cessioni di rami d’azienda da parte di gruppi nazionali (20% rispetto al 15%). Particolare rilievo assumono i Secondary Buy out, che registrano un’impennata rispetto al 2013 (24% rispetto al 14%). Stabile, invece, la cessione di quote di minoranza tra operatori (8%). Risulta, al contrario, in flessione, dal 5% all’1%, la cessione di rami d’azienda da parte di gruppi esteri.

La Lombardia ed il manifatturiero si confermano ai primi posti
Sul fronte della distribuzione geografica delle imprese target, la Lombardia, regione che da sempre risulta essere il principale bacino per gli operatori, nel corso del 2014 ha rappresentato il 39% del mercato. Seguono a distanza l’Emilia Romagna (20% del totale) e il Veneto (9%). Il Piemonte torna alla ribalta, facendo registrare 6 investimenti rispetto ad una sola operazione nel 2013. Il Mezzogiorno vede chiudersi solo tre operazioni, di cui due in Campania, mentre è da segnalare la chiusura della prima operazione in Molise.
Con riferimento alla Provincia di Varese, è solamente una l’operazione che ha avuto ad oggetto imprese del territorio: l’ingresso di IMI Fondi Chiusi Sgr nel capitale di T&P, società attiva nel settore della componentistica per elettrodomestici, nell’intento di sostenere il processo di sviluppo aziendale.
Per quanto concerne i settori d’intervento, il 2014 conferma l’ormai consolidato interesse degli operatori verso il manifatturiero, la tenuta del comparto dei beni di consumo, la continuità nell’interesse verso il settore alimentare, l’avanzata del terziario e la contrazione di Media e Pharma.

Cresce la dimensione media delle imprese target
Con riferimento alle caratteristiche economico-finanziarie delle imprese target ed, in particolare, al volume di ricavi, il dato mediano risulta pari a 54,0 milioni di Euro, in evidente aumento rispetto al valore del 2013 (35,0 milioni di Euro). Il 52% degli investimenti è indirizzato verso imprese che non superano un fatturato di 60 milioni di Euro, in calo rispetto a quanto registrato lo scorso anno (66%). Si rileva, al contrario, un aumento delle operazioni in aziende con classi di fatturato medio-alto (39%), in particolare nelle realtà tra i 61 e 100 milioni di Euro (19%, rispetto al 5% del 2013). I deal su aziende di grandi dimensioni hanno rappresentato il 9% del mercato, metà dei quali realizzati da operatori esteri.

Rimangono stabili i multipli di ingresso
Da ultimo, una ulteriore evidenza è relativa al multiplo sull’EBITDA, che ha registrato un valore mediano pari a 7,1x. Tale dato conferma esattamente il valore dello scorso anno, a seguito dell’incremento rispetto al valore del 2012 (6,8x). Il valore medio di Enterprise Value delle società oggetto di acquisizione si è attestato intorno ai 98 milioni di Euro, in significativo aumento sul dato dell’anno precedente (65 milioni di Euro), evidenza che trova la sua principale spiegazione nell’accresciuta dimensione media degli investimenti posti in essere dagli operatori.
A livello di maggiore dettaglio, volendo citare alcune delle operazioni più significative del 2014, è possibile ricordare i buy out di Charterhouse Capital Partners su Nuova Castelli, di Mayhoola for Investments sul Gruppo Forall (titolare del marchio Pal Zileri), di Investindustrial su Flos e di Argos Soditic su Business Integration Partners, nonché i secondary buy out di Ardian su Italmatch Chemicals e di Astorg su Megadyne. Da segnalare, inoltre, tra le operazioni di expansion, quella di Blackstone nel capitale di Gianni Versace, quella di Tamburi Investments Partners in Eataly, così come quella quella del Fondo Italiano di Investimento Sgr in Filmmaster. Tra i turnaround, meritevole di segnalazione è certamente l’intervento di Triton in Seves. Infine, con riferimento al già citato tema degli add-on, degne di nota sono l’acquisizione di Era perseguita da Rhiag, sotto la regia di Apax, così come l’acquisizione di Cifo da parte di Biolchim (controllata da Wise Sgr).

L’Osservatorio Private Equity Monitor - PEM, che pone in essere la sua attività di ricerca grazie al contributo di Argos Soditic Italia, EY, Fondo Italiano di Investimento SGR e King&Wood Mallesons Studio Legale, ha così mappato dalla sua nascita oltre 1.350 investimenti realizzati tra il 1998 ed il 2014, contribuendo ad incrementare la trasparenza del mercato del capitale di rischio in Italia.