martedì 7 maggio 2013

Il private equity italiano chiude un 2012 all’insegna della stabilità, ma la provincia di Varese resta al palo

Castellanza, 7 maggio 2012 – Per il private equity italiano il 2012 si chiude sotto il segno della stabilità. Sono state, infatti, monitorate 81 operazioni poste in essere da investitori istituzionali in capitale di rischio contro le 85 del 2011 e le 68 del 2010. Oltre il 50% dell’attività d’investimento è stata realizzata negli ultimi 6 mesi dell’anno. Da un punto di vista delle principali evidenze, il 2012 conferma il sorpasso delle operazioni di sviluppo su quelle di buy out avvenuto nel corso del 2011: la quota degli expansion sul totale è infatti salita fin quasi il 50% mentre le maggioranze hanno rappresentato circa il 46% del mercato. Fondamentalmente inesistente il mercato dei turnaround, fisiologicamente residuale quello dei replacement. Il mercato anche nel 2012 ha preso origine attingendo all’interno del mondo delle imprese famigliari anche se come per il 2011 fortemente ridimensionate rispetto al passato e pari a poco più del 50% dei casi. Seconda importante fonte di operazioni sono stati i processi di cessione di rami aziendali non più strategici da parte di gruppi nazionali (20% del mercato), mentre si sono registrate diverse operazioni che hanno visto la cessione di asset infrastrutturali da parte di imprese “pubbliche” verso fondi specializzati in tale categoria di investimento (nel 2011 stessa sorte era toccata a SEA Aeroporti). Sul fronte della distribuzione regionale delle imprese target emerge, a fronte di Lombardia, Emilia, Veneto e Piemonte che consolidano la loro leadership, un drastico calo nelle operazioni poste in essere nel Sud Italia, nel 2012 riconducibili a solo 4 deals chiusi in Campania (5% del mercato). A titolo di confronto, si pensi che, con riferimento al segmento del venture capital, il Sud Italia raccoglie intorno a sé circa il 30% dell’intero mercato. Con riferimento alla Provincia di Varese, solo due le operazioni che hanno avuto ad oggetto imprese del territorio: l’ingresso di Banca Intesa nel capitale della Pianoforte Holding, società proprietaria dei marchi Yamamay e Carpisa, e l’ingresso di Quadrivio SGR nel capitale della “Lo Scoiatttolo”, società produttrice di pasta fresca. “La Provincia di Varese, 7° in Italia per PIL, continua da diversi anni a rappresentare un fanalino di coda dell’intero mercato italiano del capitale di rischio, venture capital incluso” - ha commentato Jonathan Donadonibus, responsabile dell’Osservatorio Private Equity Monitor – PEM della LIUC – Università Cattaneo - “Se da un lato questo fenomeno è dovuto in parte alla struttura del nostro tessuto imprenditoriale, dall’altro, questo stesso tessuto non può rimanere così marginale al mercato del capitale di rischio, anche alla luce di un sistema del credito che al momento non è più in grado di supportare lo sviluppo delle nostre imprese. E’ necessario quindi lavorare su meccanismi che avvicinino sempre più domanda e offerta di equity nella nostra provincia.”. In merito ai settori di intervento, il 2012 conferma la tenuta dell’interesse nei confronti del comparto manifatturiero e il lento ma inesorabile ridimensionamento dei beni di consumo, mentre conferma e consolida la propria importanza il comparto alimentare, divenuto il terzo settore d’interesse per gli investitori attivi nel nostro Paese. Ulteriore importante evidenza con riferimento a elementi dal carattere spiccatamente dimensionale è la sempre maggiore attenzione verso imprese target con fatturati al di sotto dei 30 milioni di Euro, la cui incidenza sul totale del mercato è cresciuta di 10 punti percentuali passando dal 36% del 2011 al 46% del 2012. Il Private Equity Monitor - PEM è un Osservatorio attivo presso la LIUC – Università Cattaneo grazie al contributo di Argos Soditic Italia, Ernst & Young, Fondo Italiano di Investimento SGR, L.E.K. Consulting e SJ Berwin studio legale. L’Osservatorio sviluppa da dieci anni un’attività di monitoraggio permanente sugli investimenti in capitale di rischio realizzati nel nostro Paese, al fine di offrire ad operatori, analisti, studiosi e referenti istituzionali, informazioni utili per lo svolgimento delle relative attività. Il PEM si concentra sulle operazioni realizzate da investitori privati e prende in considerazione soltanto gli interventi successivi a quelli cosiddetti di “start up”, focalizzandosi quindi sugli investimenti finalizzati alla crescita aziendale (expansion), o alla sostituzione parziale o totale del precedente azionariato da parte di investitori istituzionali (replacement, buy out e turnaround).